COVID-19, BANCHE e FINANZE PUBBLICHE

La crisi del 2008 aveva come origine il sistema bancario e finanziario. In altre parole, il sistema bancario e finanziario europeo era il paziente zero. La crisi bancaria poi si è propagata, come un virus, all’economia reale attraverso riduzione del credito alle aziende che si è tradotto in minor produzione e minor creazione di valore aggiunto (cosiddetto effetto di offerta) e in riduzione di ricchezza e di posti di lavoro che ha diminuito la capacità di spesa delle famiglie (cosiddetta effetto di domanda).

L’intervento delle finanze pubbliche statali è stato assolutamente necessario e ha avuto due leve: 1) quella fiscale con il salvataggio (attraverso concessione di garanzie o semplice bail-out) degli operatori bancari e finanziari; 2) quella regolamentare che ha imposto fin dal 2014 al sistema bancario e finanziario delle regole molto più strette e che hanno irrobustito le banche e gli altri attori finanziari. Irrobustito vuol dire che oggi non solo le banche e gli altri attori finanziari non sono più parte del problema, ma grazie alla loro ritrovata salute finanziaria possono essere oggi parte della soluzione e, in un certo senso, offrono al settore bancario la possibilità di restituire l’aiuto ricevuto nel 2008.

La crisi del COVID-19 è infatti molto diversa dalla crisi bancaria del 2008. E’ una crisi sanitaria, mai successa al mondo, che impatta allo stesso tempo larga parte del mondo produttivo e soprattutto che ha un effetto sull’offerta (produzione di beni e servizi) e sulla domanda (capacità di acquisto di beni e servizi). Non è sbagliato, in termini economici, comparare la crisi attuale a una guerra mondiale, perché la guerra mondiale arresta la produzione e la domanda di beni in tutto il mondo. Ma la grande differenza rispetto alla crisi del 2008 è che il settore finanziario, non solo non è all’origine della crisi, non solo non è più malato, ma anzi grazie alle norme regolamentari imposte nel 2014 gode di ottima salute.

Godendo di ottima salute, il settore bancario può e deve aiutare l’economia reale a passare attraverso questi due/tre mesi di blocco produttivo e ridottissima domanda di beni e servizi. In questa crisi globale di domanda e di offerta, l’esigenza principale, come ricordato da Mario Draghi sul Financial Times del 27 Marzo, è di assicurare la liquidità bancaria, nonostante l’assenza di ricavi del settore produttivo.

Gran parte delle misure prese in Europa si basano infatti sulla capacità del settore bancario di: a) soprassedere per alcuni mesi ai pagamenti che gli sono dovuti (eg. le rate dei mutui); b) erogare credito su garanzia statale alle aziende che necessitano liquidità per “traghettare” la loro attività durante questi mesi di stop. Questo vuole dire che le banche devono potere usare una parte del capitale che hanno messo da parte negli ultimi 6 o 7 anni. Le regole che l’Europa ha imposto nel 2014 sulla solidità del sistema finanziario offrono oggi un dividendo enorme al settore bancario e all’economia reale.  Nonostante la pandemia, il buon livello di capitalizzazione del sistema bancario offre al settore bancario una possibilità unica, e forse insperata, di rifarsi una reputazione dopo il 2008 e all’economia reale la possibilità di sopravvivere a tre mesi di stop. Gli Stati Europei, in particolar quelli le cui finanze pubbliche sono in sofferenza da anni,  indirettamente beneficiano oggi della possibilità di usare il settore bancario come cuscinetto e come fornitore di liquidità.

Per maggiori informazioni su come questo si traduca in un impatto tangibile nell’economia reale vedere il comunicato del 29 Marzo di MES, Banca d’Italia, ABI e MCC: http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2020/Moratoria-su-mutui-e-potenziamento-Fondo-Pmi-al-via-task-Force-fra-Mef-Banca-dItalia-Abi-e-Mcc/ e quello dell’ABI: https://www.abi.it/Pagine/news/AccordoABIpartisocialianticipoCig.aspx

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