COSA È SUCCESSO IERI A BRUXELLES. LA RIUNIONE DEI CAPI DI STATO O DI GOVERNO IN SINTESI

1. Richiamo delle misure prese sino ad ora da Unione europea e Stati membri ed impegno incondizionato a sostenerle, a coordinarsi e ad attuarle insieme.

Leggi: gli Stati membri continuino a fare la loro parte per assicurare produzione e forniture di beni essenziali, attrezzature mediche, gestione frontiere, vaccini e ricerca, mentre le istituzioni UE coordinano, stanziano fondi, sbloccano aiuti di stato, sospendono temporaneamente le regole del Patto di Stabilità e Crescita.

2. BCE: sostegno incodizionato e senza mezzi termini all’azione risoluta della Banca Centrale Europea.

Leggi, per chi vuol sollevare dubbi o critiche: nessuno si permetta di contestarne i poteri o giudicarne l’operato oltre le sue competenze. Si applica il «whatever it takes» di Draghi e anche di più.

3. Sussidiarietà: sono gli Stati membri ad agire sul campo, col supporto dell’Unione.

Leggi: giusto ricordare i compiti di ciascuno. Ciascuno faccia la sua parte e gli Stati facciano quello che compete loro fare a livello nazionale, regionale, locale, coordinandosi e col supporto dell’Unione.

4. Solidarietà economica: nuovo piano per strumenti di politica fiscale «europei» (emissione di European Recovery Bonds) ? È qui che il gioco si fa duro e si discute la vera svolta.

La politica fiscale europea a sostegno della spesa pubblica per affrontare la crisi è il grande assente di questa riunione. E questa assenza rischia di rendere la politica monetaria della BCE insufficiente. I Capi di Stato o di Governo si sono dati due settimane per mettere sul tavolo e realizzare proposte concrete per misure comuni di politica fiscale, come ad esempio l’emissione di European Ricovery Bonds, la cui finalità non sarebbe di mettere debito pubblico in comune, ma semplicemente di far emettere al Fondo Salva Stati (ESM) oppure alla Banca europea degli Investimenti (BEI) titoli necessari per aiutare gli Stati membri ad affrontare il vertiginoso aumento della spesa pubblica a conseguenza della crisi; e cioé, per usare le parole di Draghi (Financial Times 25 marzo), per «sostenersi a vicenda» in «quella che é una causa comune».

Leggi: o adesso o mai più. L’Europa è a un bivio. L’Europa ha senso e può rispondere solo se i suoi Stati membri che hanno una moneta unica, si dotano anche di strumenti economici concreti che in circostanze eccezionali permettano di fare fronte comune alle conseguenze economiche e sociali immense e senza precedenti.

Un monito della storia

In questo momento, nel bisogno di vera solidarietà e condivisione del dramma umano e socio-economico, è forse giusto ricordare da dove nasce il progetto europeo, per spronare gli Stati che ne sono gli autori o vi hanno aderito a ritrovare la sua ragion d’essere, a non mandarlo in fumo.

Il 9 maggio del 1950, dopo una guerra di 6 anni che ha provocato 55 milioni di morti, il ministro degli esteri francese Robert Schuman riassumeva in una dichiarazione l’essenza del progetto europeo, la cui realizzazione ha portato 70 anni di pace e benessere.

Quella dichiarazione é un appello di impressionante attualità per tutti noi, ed un monito della e dalla storia e chi, oggi, ha responsabilità di governo:

– ci vogliono sforzi creativi e proporzionali ai pericoli per salvaguardare la pace mondiale;

– la guerra ha insegnato che un’Europa organizzata e vitale é indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche;

– l’Unione esige l’eliminazione di contrasti secolari tra nazioni, e sorge (e risorge) da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.

Ora siamo di fronte ad una nuova guerra. E solo uniti possiamo affrontarla. I Capi di Stato o di Governo europei hanno due settimane per ritrovare la strada, per ritrovare il senso del cammino intrapreso settant’anni fa.

Dichiarazione dei Capi di Stato o di Governo del 25 marzo 2020:

https://www.consilium.europa.eu/…/26-vc-euco-statement-it.p…

Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950:

https://europa.eu/…/symbo…/europe-day/schuman-declaration_it

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