Nessuno deve essere torturato o lasciato morire di fame in una cella. O no?

Nella percezione comune l’Europa e l’occidente sono luoghi in cui non si consente di tagliare le mani ai ladri, di usare menomazioni fisiche o scariche elettriche per ottenere false confessioni o di lasciare morire di fame i detenuti. E in effetti esiste una Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che, con gli articoli 4 e 19.2, stabilisce che nessuno deve essere torturato o sottoposto a trattamenti inumani o degradanti. Attenzione: “nessuno” significa “nessun essere umano” e non “nessun cittadino europeo”, perché tutti gli esseri umani hanno uguali diritti fondamentali. Dal primo dicembre 2009 la Carta è giuridicamente vincolante. Su questa base la Corte di Giustizia Europea oggi ha confermato la conformità dell’attuale normativa europea che stabilisce che nessun rifugiato può essere rispedito nel suo paese se lì c’é un rischio oggettivo ed elevato che venga torturato o trattato in modo inumano. Ovviamente, se un rifugiato crea problemi alla sicurezza sul territorio sarà sempre sottoposto alla giurisdizione e alle leggi penali nazionali. E anche se non può essere rimpatriato perché nel Paese di provenienza corre un alto rischio di tortura e trattamento disumano si dovrà comunque conformare alla legge e potrà essere perseguito in caso non lo faccia. Nessuna impunità dunque, per i reati commessi da rifugiati.


Ma allora se è illegale rimpatriarli dobbiamo accogliere tutti?
La sentenza della Corte di Giustizia Europea non stabilisce in alcun modo l’obbligo di accoglienza ma si fonda sull’obbligo – stabilito anche dalla nostra costituzione – di rispettare la dignità e la vita di ogni essere umano. La valutazione del rischio di tortura o altri trattamenti disumani viene inoltre condotta sulla base di dati oggettivi e verificati. In conclusione, la Corte non detta alcuna scelta politica sull’immigrazione ma si limita a ribadire il fatto – per molti ovvio – che i diritti fondamentali si applicano ai rifugiati come a tutti gli esseri umani. L’alternativa darebbe vita a una società composta da individui di due categorie: quelli con tutti i diritti fondamentali e quelli che ne sono privi. Introdurre un confine arbitrario per i diritti fondamentali significherebbe però che chiunque, un giorno, può finire in una categoria diversa in base a criteri soggettivi.

Per saperne di più

La sentenza della Corte

La Carta dei diritti fondamentali

La normativa in materia di rifugiati e rimpatri

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